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Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Salvatore Martilotti, responsabile regionale Lega Pesca Calabria:
"Egregi Sindaci, la scadenza delle deroghe imposte dal regolamento CE 1967/2006, il cosiddetto regolamento Mediterraneo, relativamente all’attività delle pesche speciali, ed il parere negativo del Comitato tecnico scientifico ed economico per la pesca e l’acquacoltura relativamente alle pesche speciali praticate nella maggior parte delle GSA nazionali tra cui quelle della Calabria, si sono innestati su una situazione di grave crisi dell’economia ittica sia a livello nazionale sia regionale. I numeri parlano chiaro. Il settore negli ultimi anni ha subito un calo della produttività pari al 41%, una riduzione del fatturato pari al 25% unitamente ad un crollo dei livelli occupazionali pari a 17.000 posti di lavoro (passando da circa 46.000 a 29.349 addetti). In particolare in Calabria tra il 2003 ed il 2008 è stata registrata una diminuzione delle imbarcazioni (- 110), un calo degli occupati (-770 unità), delle catture (- 2540 t) e del valore della produzione (-14 milioni di euro).
E’ bene inoltre ricordare che l’attività delle pesche speciali ha sempre rappresentato, oltre che una specificità della gastronomia regionale, tanto che il bianchetto viene definito “il caviale calabrese”, anche una significativa forma di integrazione del reddito di un cospicuo numero di operatori, in particolare in Calabria dove l’attività delle pesche speciali regolamentate insieme a quelle tradizionali sugli ambiti locali (pesce pettine, cicerello e costardella in particolare) coinvolge l’80% delle circa 700 imbarcazioni di piccola pesca costiera per un totale, su questo segmento, di oltre 1.000 addetti.
Lo stesso Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha stimato che il ricavo derivante dalla pesca del solo bianchetto è stimabile in 17 milioni di euro, concentrato in Sicilia e Calabria. L’impossibilità di praticare tale attività avrebbe quindi conseguenze devastanti per questo segmento della pesca calabrese.
Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, riteniamo che, per agevolare l’attivazione delle necessarie misure socioeconomiche a favore degli operatori e delle imprese, l’unica strada percorribile possa essere rappresentata dalla dichiarazione dello stato di crisi del settore da parte della Regione. Tale atto, in virtù della sua autorevolezza, oltre a rappresentare un segnale di attenzione nei confronti della categoria, potrebbe contribuire a sensibilizzare la stessa Commissione europea sulla portata di questa vasta emergenza. La Commissione nel prossimo mese di febbraio dovrebbe assumere una decisione finale sulla sorte delle pesche speciali in Italia. Sarebbe quanto mai necessaria un’azione sinergica da parte dei Comuni costieri nei confronti della Regione per sollecitare la dichiarazione dello stato di crisi in tempi brevi per dare un segnale di attenzione alla categoria e, nel contempo, sollecitare una decisione comunitaria favorevole.
Grato per la sensibilità che vorrete dimostrare, confidiamo in un vostro diretto interessamento sulle drammatiche questioni poste, che interessano migliaia di pescatori oltre l'indotto. Vi ringraziamo anticipatamente per quanto vorrete fare".
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