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"Alcune notizie hanno colpito in questi giorni concitati la nostra attenzione. La lettera che Don Mimmo Battaglia ha scritto ai giovani, l’appello del presidente di Confindustria, Giuseppe Gatto, affinchè la burocrazia non diventi il braccio armato della politica e la notizia che, malgrado la crisi, ci sarebbero ragazzi che dicono non a posti di lavoro, faticosi o meno. E tutto questo si inserisce nel dibattito che la città sta affrontando per darsi un nuovo governo. Le cose appaiono molto lontane - si legge in una nota stampa di Filippo Capellupo, presidente della Commissione per l'Emersione del lavoro irregolare - ma in realtà, a leggerle da più angolazioni non lo sono. E’ vero ciò che dice tra le righe Don Mimmo. Chiediamoci quanta quota di responsabilità abbiano gli adulti nell’incapacità che i giovani hanno di crescere, di trovare una loro strada e una loro identità. Anche quegli adulti che a vario titolo sono chiamati a governare e che dispensano promesse difficili da mantenere nelle more di una crisi economica e di un tessuto sociale e produttivo sempre più arido e non coltivato con nuove idee. Ecco che il posto fisso diventa dunque la meta. Come se essere impiegati di un ente pubblico non comportasse mettersi in discussione ogni giorno, usare la testa e il cuore per affrontare i piccoli e grandi problemi che appunto la società che si rivolge “al pubblico” chiede di risolvere. Don Mimmo dice ai giovani di non aver paura di essere una goccia d’acqua, perché è con le gocce d’acqua che si crea un oceano. E in questo contesto si inserisce la riflessione del presidente di Confindustria Giuseppe Gatto. La classe produttiva è composta proprio da quegli adulti che hanno il compito di far crescere i giovani, ma loro stessi devono essere messi in condizione di farlo. Aprire i cassetti dove sono conservati idee e progetti è il primo passo verso la possibilità di avere quel terreno fertile dove i giovani possono costruire il loro futuro senza aver bisogno di chiedere come favore qualcosa che deve essere garantito, ma anche costruito con le proprie mani. Ecco perché bisogna capire se siamo stati in grado, come dice Don Mimmo, di insegnare ai giovani “di resistere nel buoi, di non venir meno nelle prove”. E se la prova da superare è anche accettare un lavoro che non corrisponde ai nostri desideri, ma che viene comunque retribuito a offerto con tutte le garanzie del caso, allora dobbiamo mettere in grado i ragazzi di affrontarla quella prova. Perchè è il mettersi in gioco che dà senso alla vita ed esige che la vita abbia un senso. Ecco perché, oggi che la politica si ripropone all’elettorato, è bene che non prometta posti di lavoro, ma che prometta di creare opportunità uguali per tutti, opportunità da realizzare con le mani, la testa e il cuore, stando vicino a chi ha le idee e mai sostituendosi ad essi".
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