Primo Piano
Salvatore Martilotti, Responsabile Lega Pesca Legacoop Calabria
LEGA PESCA/LEGACOOP CALABRIA esprime - tramite una notastampa - apprezzamento per l’iniziativa dell’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Michele Trematerra, che, raccogliendo l’invito della Cooperazione, ha convocato un incontro con le centrali cooperative della pesca, come da tempo sollecitato, chiamando a partecipare anche i sindaci delle aree interessate, per mettere sul tavolo della discussione l’urgente problema dell’interdizione della pesca al bianchetto da parte della Comunità europea.
La scadenza delle deroghe imposte dal regolamento CE 1967/2006, il cosiddetto regolamento Mediterraneo - si legge nella nota stampa-, relativamente all’attività delle pesche speciali, ed il parere negativo del Comitato tecnico scientifico ed economico per la pesca e l’acquacoltura relativamente alle pesche speciali praticate nella maggior parte delle GSA nazionali tra cui quelle della Calabria, si sono innestati su una situazione di grave crisi dell’economia ittica sia a livello nazionale sia regionale. I numeri parlano chiaro. Il settore negli ultimi anni ha subito un calo della produttività pari al 41%, una riduzione del fatturato pari al 25% unitamente ad un crollo dei livelli occupazionali pari a 17.000 posti di lavoro (passando da circa 46.000 a 29.349 addetti). In particolare in Calabria tra il 2003 ed il 2008 è stata registrata una diminuzione delle imbarcazioni (- 110), un calo degli occupati (-770 unità), delle catture (- 2540 t) e del valore della produzione (-14 milioni di euro).
Lo stesso Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha stimato che il ricavo derivante dalla pesca del solo bianchetto è stimabile in 17 milioni di euro, concentrato in Sicilia e Calabria. E’ bene inoltre ricordare che l’attività delle pesche speciali ha sempre rappresentato, oltre che una specificità della gastronomia regionale, tanto che il bianchetto viene definito “il caviale calabrese”, anche una significativa forma di integrazione del reddito di un cospicuo numero di operatori, in particolare in Calabria dove l’attività delle pesche speciali regolamentate insieme a quelle tradizionali sugli ambiti locali (pesce pettine, cicerello e costardella in particolare) coinvolge l’80% delle circa 700 imbarcazioni di piccola pesca costiera per un totale, su questo segmento, di oltre 1.000 addetti. L’impossibilità di praticare tale attività per il 2011 sta avendo conseguenze devastanti per questo segmento della pesca calabrese.
Intere marinerie della nostra Regione, “presidi storici della piccola pesca costiera calabrese” e importanti centri di trasformazione del “caviale calabrese” delizia gastronomica non solo regionale come Trebisacce,Corigliano/Schiavonea,Rossano e Cariati, Torretta di Crucoli Cirò Marina, Crotone e Le Castella, Catanzaro Lido, Soverato e Gizzeria, la locride, Melito PS e il litorale reggino,Palmi e Gioia Tauro,Vibo Valentia,Nicotera,Tropea,Briatico e Pizzo Calabro, Amantea,Fuscaldo, Cetraro, Praia a Mare e altri centri del tirreno cosentino sono attraversate da segnali preoccupanti con grave ripercussioni in termini occupazionali ed economici. Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, riteniamo che la gravità e complessità della crisi della pesca calabrese è tale che le presenze a questo tavolo regionale sono di buon auspicio per lavorare insieme al fine di mettere in moto, nel più breve tempo possibile, tutti quei meccanismi necessari a tutelare la categoria che, a causa della mancata possibilità di esercitare la pesca del bianchetto e cicerello, sta perdendo quello che è sempre stato un reddito integrativo, necessario a sbarcare il lunario. Dopo che la Commissione UE ha chiuso le porte al bianchetto per il 2011 “con una sentenza già scritta”,bene hanno fatto le tre centrali cooperative della pesca italiana,Agci/Agrital, Federcoopesca e Lega Pesca, a chiedere al Ministro Galan la pubblicazione sulla G.U. del Decreto 27 dicembre 2010 . Tuttavia, per evitare una eventuale “bocciatura” da parte di Bruxelles, tutti insieme dobbiamo chiedere “una attenzione più stringente da parte del Governo per un Piano di Gestione credibile insieme al varo di misure di sostegno che non possono certo limitarsi a 1.350 euro”.
Ma a parere di LEGA PESCA/LEGACOOP CALABRIA anche la Regione Calabria deve intervenire, prioritariamente, in questa direzione per:
la dichiarazione dello stato di crisi per l’attivazione degli ammortizzatori sociali in deroga per i pescatori imbarcati; il decollo dell’Osservatorio biologico ed economico regionale per preparare una proposta “credibile” supportata da dati scientifici,occupazionali ed economici; Piani di gestione locali per l’avvio della sperimentazione sulle pesche speciali.
Relativamente a quest’ultimo punto, nelle due GSA della Calabria proponiamo la redazione di tre Piani di gestione locali:
Piano di Gestione per l’utilizzo della Sciabica da Natante per la pesca del Bianchetto (Sardina pilchardus); Piano di Gestione per l’utilizzo della Sciabica da Natante per la pesca del Cicerello (Gymnammodytes cicerelus);
Piano di Gestione per l’utilizzo della Sciabica da Natante per la pesca del Rossetto (Aphia minuta).
Parallelamente - si legge ancora nel testo - si riteniene utile ed opportuno, per contribuire ad uscire dalla crisi, puntare decisamente allo sviluppo dell’economia ittica regionale. Si segnalano pertanto - prosegue Lega Pesca - le seguenti PRINCIPALI QUESTIONI APERTE:
DECOLLO LEGGE REGIONALE 27/04 - “Azioni a sostegno di uno sviluppo dell’economia ittica in Calabria compatibile con l’obiettivo di valorizzazione della fascia costiera marina”:
Assume carattere prioritario dare piena attuazione, mediante adeguati stanziamenti, alle misure e agli strumenti contenuti nella legge regionale 27/04, di cui la Regione Calabria si è dotata, recependo positivamente molti dei suggerimenti avanzati dalle rappresentanze associative. Si tratta di uno dei testi regionali più moderni ed innovativi, perché centra l’obiettivo di raccordare le politiche nazionali e comunitarie alle specificità regionali, ma i buoni propositi sono rimasti sulla carta perché le misure non sono state adeguatamente sostenute dal bilancio regionale.
Elaborare IL PROGRAMMA TRIENNALE REGIONALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA, obbligatorio per legge, unico e vero strumento di programmazione del settore, dotandolo di una copertura finanziaria adeguata a sostenere progetti di innovazione e modernizzazione del settore.
Un adeguato finanziamento della Legge regionale 27/04 potrà contribuire a rafforzare il ruolo di programmazione, di coordinamento e di deleghe gestionali al territorio da parte della Regione. Siamo pienamente disponibili ad una collaborazione con la Regione per l’elaborazione del Programma triennale regionale della pesca e dell’acquacoltura, obbligatorio per legge (d.lgs. 154/04), unico e vero strumento di programmazione del settore, individuando progetti di modernizzazione del settore, opportunamente calibrati alle specificità ragionali, ed azioni innovative, alla luce della nuova riforma della Politica comune della pesca (PCP) e dei mutamenti di scenario in atto sia a livello nazionale, sia comunitario.
RINNOVO DEGLI ACCORDI DI PROGRAMMA PER NON DEPOTENZIARE LA RETE DI SERVIZI E ASSISTENZA AD OPERATORI ED IMPRESE
Risulta prioritario superare i ritardi accumulati nel dare seguito agli impegni assunti dalla Regioni per il rinnovo degli Accordi di Programma. Il movimento cooperativo della pesca calabrese - prosegue la nota stampa - , attraverso lo strumento degli Accordi di programma, ha attivato importanti azioni sul territorio regionale, in particolare con l’istituzione dei Centri Assistenza Pesca (CAP) per il consolidamento delle imprese di settore, la promozione della gestione integrata della formazione e della ricerca, etc. Obiettivi e servizi che è urgente sostenere e rilanciare, proprio in un momento delicato, quale quello attuale, in cui alle imprese e agli operatori del settore è richiesto un importante sforzo di adeguamento a seguito della concomitante entrata in vigore di nuove normative comunitarie, tra cui spiccano, per la gravosità e la complessità dei nuovi adempimenti, il regolamento di riforma del sistema dei controlli, il cosiddetto “pacchetto igiene” in materia igienico-sanitaria, il Piano d’azione Mediterraneo (1967/2006) e le altre scadenze comunitarie.
ACCELERARE E SEMPLIFICARE L’ATTIVAZIONE DELLE MISURE FEP
E’ indispensabile accelerare l’utilizzo delle risorse europee del Fondo Europeo Pesca (FEP), che segna qualche ritardo, con particolare attenzione agli obiettivi dei Piani di Sviluppo locale da attuare attraverso i Gruppi di Azione Costiera (GAC) nell’ambito delle misure previste dall’Asse prioritario 4. Per semplificare le procedure e garantire una piena capacità di spesa, risulta opportuna, tra l’altro, una rimodulazione delle scadenze dei bandi, adottando in particolare la formula del “Bando a scadenza aperta”, che consente la presentazione delle domande senza soluzione di continuità tra la data di avvio operativo dei singoli bandi e la data di chiusura dei rispettivi termini, come già avviene positivamente in altre Regioni
QUALIFICARE LE ROYALTIS ENI-AGIP PER L’ISTITUZIONE DI UN FONDO REGIONALE VOLTO A SOSTENERE LE AZIONI DI RILANCIO DEL SETTORE ITTICO
Per contribuire a rafforzare la programmazione regionale sugli obiettivi di rilancio del settore ittico, assume grande importanza l’obiettivo di garantire una migliore qualificazione della spesa pubblica dei proventi già destinati alla pesca, che derivano alla regione dalle royalties per le attività estrattive di idrocarburi svolte da ENI-Agip Si tratta di significative risorse finanziarie che, anziché essere utilizzate con la logica degli interventi a pioggia o una tantum su singoli operatori o imprese, potrebbero essere convogliate a favore di un Fondo/Agenzia, con positive ricadute su tutta la filiera ittica a livello regionale.
RILANCIO DELLA PORTUALITA’ PESCHERECCIA
Tra le priorità del governo regionale non può essere trascurata quella di puntare sul rilancio della portualità peschereccia, utilizzando al meglio tutte le opportunità offerte dal FEP. E’ un ambito in cui la regione Calabria sconta gravi e cronici ritardi strutturali, che è indispensabile iniziare a colmare, non da ultimo perché il problema dei servizi alla pesca in banchina, legato a quello del decollo delle strutture e delle reti di prima vendita dei prodotti ittici, costituisce uno dei principali ostacoli all’adeguamento della filiera ittica regionale agli obblighi imposti dalle vigenti normative europee in materia igienico-sanitaria.
INDAGINE SU POTENZIALITA’ PRODUTTIVE E OCCUPAZIONALI DEI BANCHI NATURALI DI MOLLUSCHI NELL’AREA IONICA
L’avvio di questa nuova forma di attività da parte della pesca professionale - si legge infine nel testo di Lega Pesca - potrebbe strutturarsi attorno all’istituzione di un idoneo Consorzio di Gestione (Co.Ge.Vo), sulla base della consolidata esperienza che questi organismi gestionali hanno accumulato come strumenti di sfruttamento responsabile e sostenibile della risorsa, o, meglio, nella costituzione di una specifica Organizzazione di Produttori, quale soggetto regolatore del prelievo responsabile e dell’offerta sui mercati e delle azioni di promozione e valorizzazione dei prodotti. Si tratta di una sfida inedita, in grado di avviare processi di riconversione e nuove opportunità occupazionali nell’area ionica.
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