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Mezzogiorno: puntare sui giovani come fattore di sviluppo

di: Luigi Leone - Direttore Confindustria Calabria



Luigi Leone - Direttore Confindustria Calabria

Luigi Leone - Direttore Confindustria Calabria

Negli ultimi mesi si fa un gran parlare di Mezzogiorno, e lo si fa da punti di vista contrapposti, almeno in politica, secondo lo schieramento di riferimento. Ma tutti gli interventi registrano un denominatore comune che ne sollecita l’attualità: l’avvicinarsi di una competizione elettorale.

 

Per questo motivo sentiamo chi invoca maggiori interventi per un’area che “d’incanto” ridiventa strategica per lo sviluppo del Paese: più risorse,  maggiori infrastrutture; o chi, al contrario, in nome di un ancora non chiaro assetto federale dello Stato,  ne sottolinea le responsabilità ed intanto opera spostando ingenti  risorse indirizzate proprio allo sviluppo del Sud.

Semmai un assordante silenzio si registra dalla ”cosidetta” società civile e dagli attori, per così dire, principali: i meridionali!

 

Quello che, certamente, si percepisce è una sorta di fastidio a parlarne, perché, da sempre, il Sud è considerato solo un problema, una cosa diversa rispetto al resto del Paese e, proprio perché diversa, da trattare come tale e con periodici quanto inefficaci interventi di carattere straordinario piuttosto che con politiche di sviluppo ordinarie mirate e territorialmente differenziate ed equilibrate.

 

Ed allora “aboliamo il Mezzogiorno” come sostiene Gianfranco Viesti o lo riconduciamo ad essere il Mediterraneo del Nord come sostiene Nicola Rossi?

Di certo un passo importante sarebbe già quello di considerarlo e trattarlo solo (si fa per dire) come una parte del territorio di un Paese, con i suoi difetti ed i suoi limiti che solo qualitativamente sono diversi da quelli del resto del Paese, ma anche con la sua storia, la sua cultura e le  sue eccellenze.

 

Una parte del territorio, quello meridionale, che, però, non è uguale ed omogenea in tutte le sue componenti territoriali. Per questo sarebbe forse più corretto parlare di Mezzogiorni e di focalizzare sullo sviluppo territoriale “diversificato” una vera politica di crescita integrata, complementare ed unitaria.

 

Questo porterebbe, forse finalmente, al centro delle responsabilità dello sviluppo le classi dirigenti dei territori meridionali che non avrebbero neanche più alibi per richiamare responsabilità, inefficienze e difficoltà sempre e soltanto di terzi, quasi sempre i governi nazionali di qualunque colore essi siano!

 

Se c’è un dato che veramente deve far preoccupare, fra le tante analisi o indagini che si susseguono, è la inesorabile erosione della ricchezza più grande di cui il Mezzogiorno oggi dispone: il capitale umano soprattutto quello giovanile. Sono tanti, troppi i giovani “cervelli” che fuggono dalla loro terra.

 

Ed è proprio su di loro che bisogna concentrare lo sforzo maggiore, attraverso la costruzione di nuovi e più moderni percorsi di sviluppo, di nuovi e più forti valori territoriali cui far riferimento perché loro costituiscono il futuro del nostro Paese e la speranza che qualcosa possa davvero essere cambiato.




Quotidiano Economico Online www.calabriaeconomia.it
24 febbraio 2011




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