Il progetto di riforma che prevede l’accorpamento delle Camere di commercio di Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone è dannoso e deve essere fermato». Così il senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori.

«La “fusione”, prevista dal decreto legislativo 2019 del 2016 – continua il parlamentare –, non risolverebbe i problemi delle Cdc della Calabria centrale ma, anzi, li aggraverebbe ulteriormente, dal momento che priverebbe i territori di una reale autonomia e, soprattutto, depotenzierebbe gli unici enti che supportano l’azione delle nostre imprese».

«La riforma, se i suoi effetti dovessero concretizzarsi – aggiunge Mangialavori –, priverebbe i nostri territori di presidi fondamentali, dai quali dipende lo sviluppo e la crescita del sistema economico calabrese, e determinerebbe preoccupanti esuberi occupazionali, dal momento che le Cdc interessate dall’accorpamento devono già fare i conti con il blocco del turnover del personale, che determina gravi disagi per gli utenti e riduce sensibilmente la capacità di incidere sul sistema imprenditoriale delle tre province interessate».

La volontà del governo di dare seguito alla riforma, i cui effetti potrebbero presto farsi sentire sotto il profilo dello stato di salute delle imprese calabresi obbliga politica e istituzioni locali a prendere posizione contro una fusione dalle conseguenze devastanti.

Mi unisco, perciò, all’appello lanciato dal presidente della Camera di commercio di Vibo, Sebastiano Caffo, per la creazione di un “fronte locale comune” contro l’accorpamento delle tre Cdc, sulla scorta di quanto già avvenuto in diverse altre province d’Italia che si sono opposte al progetto».

«Il nuovo fronte – conclude Mangialavori – potrà così avere più peso nelle trattative con il ministero dello Sviluppo economico e con Unioncamere; e potrà avviare un tavolo da cui istituzionalizzare il “no” all’accorpamento a favore dell’autonomia delle singole province».