La parole del pm Giuseppe Lombardo, pronunciate nell’anniversario della strage di via D’Amelio, sono un monito per tutti e devono farci riflettere sulla reale potenza delle mafie italiane e su quanto oggi si stia facendo per contrastarle davvero». Lo afferma il senatore e membro della commissione parlamentare Antimafia Giuseppe Mangialavori.
«La lettera del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, pubblicata da Repubblica – continua il parlamentare di Forza Italia –, sferza le coscienze e mette in luce le inefficienze di uno Stato che, a 27 anni dal sacrificio di Falcone e Borsellino, non è ancora riuscito a limitare lo strapotere delle organizzazioni mafiose, che sono sempre più ricche, sempre più pervasive, sempre più estese e sempre più capaci di infiltrarsi nel tessuto economico del Paese».
«Per vincere questa battaglia epocale servono, come ha avuto modo di sottolineare Lombardo, politiche decise e una revisione di procedure giudiziarie ormai non più al passo con i tempi.

È necessario, altresì, che i vari governi assumano la lotta alla mafia come prioritaria, come un’emergenza rispetto alla quale non vanno mai lesinati sforzi e investimenti (anche culturali). È di fondamentale importanza – aggiunge Mangialavori – che anche il Parlamento faccia la sua parte mediante la produzione di nuove leggi capaci, al contempo, di interpretare l’evoluzione delle mafie, di trovare le giuste misure per ostacolarne lo sviluppo e di garantire i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. È urgente, dunque, l’elaborazione di un nuovo piano antimafia che contempli anche la collaborazione degli altri Stati dell’Unione europea, le cui legislazioni non sono ancora in grado di assicurare un contrasto efficace rispetto a organizzazioni come la ‘ndrangheta, che – come rilevato dall’ultimo report della Dia – continua a espandersi al di là dell’Italia e perfino oltre i confini europei».

«Per fare tutto questo – conclude il senatore –, è imprescindibile l’avvio di una nuova stagione culturale, a partire dalla quale formare le nuove generazioni – soprattutto quelle del Sud Italia – e rendere patrimonio comune la lotta alla criminalità e la consapevolezza che le mafie sono il principale fattore di impoverimento del sistema democratico e dell’economia».