Il futuro dei call center calabresi, ed in particolare l’attualità che ci impone le vicissitudini dei lavoratori di Crotone, merita una riflessione che vada oltre la bieca strumentalizzazione proposta da quanti, in lunghi anni di attività politica, la precarietà, invece di contrastarla, l’hanno alimentata”.

Lo affermano in una nota i parlamentari del M5S Anna Laura Orrico, Riccardo Tucci e Fabio Auddino.

“Come gli stessi lavoratori dei call center di Crotone sostengono su alcuni mezzi di informazione -affermano i portavoce pentastellati– la ratio del Decreto Dignità, che ha come obiettivo la salvaguardia dallo sfruttamento dei lavoratori del settore, è da considerarsi apprezzabile poiché pone un argine al tempo di utilizzo selvaggio dei contratti a termine.

Essendo tale provvedimento l’inizio di un percorso normativo e politico che viaggia nell’ottica di favorire le stabilizzazioni, è necessario, sempre come suggeriscono gli stessi lavoratori, che questo vada integrato con soluzioni che scongiurino iniziative imprenditoriali non degne di questo nome.

E qui, pensiamo sia doveroso affrontare senza ipocrisie, come omettere che i contratti in questione sarebbero comunque stati interrotti fra un anno, un dibattito che sposti l’asse del problema.

Ovvero, nel rispetto della libertà d’impresa viene, tuttavia, da domandarsi quale logica di profitto muova quegli imprenditori che preferiscono sobbarcarsi, continuamente, i costi, economici e temporali, per formare nuove risorse da assumere a tempo determinato piuttosto che stabilizzare lavoratori ormai professionalizzati.

Anche perché, -continua la nota- come riferitoci dai lavoratori del settore incontrati, il ricorso indiscriminato e reiterato al turn over, ha comportato per alcune aziende il mancato raggiungimento di determinati obiettivi concordati col committente e la conseguente perdita non solo di guadagno quanto il pagamento di sanzioni.

Ecco perché ricorrere a sempre nuova forza lavoro, con retribuzioni al ribasso e intercettando magari qualche fondo qua e là ci dice che qualcosa non torna.

Ci stiamo provando ad avviare una nuova stagione di diritti e di sviluppo imprenditoriale, ma tutto questo sarà possibile soltanto se muterà l’approccio al lavoro sia di molti imprenditori che di alcuni lavoratori: precariato non vuol dire flessibilità, contratti settimanali non significano stabilità e dignità.

Al ministero dello Sviluppo Economico, -concludono i parlamentari del M5S– si aprirà, sul tema, un tavolo di confronto con i sindacati. Siamo fiduciosi che, come avvenuto in altre circostanze relative a crisi aziendali, Luigi Di Maio saprà porre le basi per assicurare condizioni di maggiore dignità ai lavoratori e non consentire più ad alcuni imprenditori, partiti e sigle sindacali, di strumentalizzare il dramma del precariato in una regione come la Calabria dove il 67% dei giovani è disoccupato.

Su questo dato autorevoli colleghi che pontificano e che amministrano la regione da decenni cosa hanno da dire? Anche questa è dignità?”

 

 

 

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