LOrdine degli Ingegneri di Cosenza insieme alla Fondazione Mediterranea per l’Ingegneria hanno provato a dare una risposta invitando i maggiori esperti del settore con i quali ha avviato una discussione per aprire un nuovo approccio, una nuova modalità di fare cultura, da utilizzare nella valorizzazione dei beni culturali a partire dal ruolo degli ingegneri.

Al seminario patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Calabria e dall’Università della Calabria, sul tema “Il ruolo dell’ingegneria nel grande affresco della progettazione culturale”, hanno preso parte Francesco Buranelli, Presidente della Commissione per la Tutela dei Monumenti Storico Artistici della Santa Sede; il dott. Aldo Di Russo, esperto in progettazione culturale; il prof Maurizio Muzzupappa della società spin off nata nell’Università della Calabria che applica la ricerca tecnologica ed ingegneristica a campi come quello dei beni culturali; l’avv. Andrea Falzone, esperto in diritto dei contratti pubblici.

I lavori coordinati dal giornalista Michele Lembo, sono stati aperti dai saluti di Menotti Imbrogno, presidente della Fondazione Mediterranea per l’Ingegneria, al quale sono seguiti quelli del direttore del segretariato regionale del MIBAC per la Calabria, dott. Salvatore Patamia e quelli del rettore dell’UNICAL, Gino Mirocle Crisci

Ad aprire gli interventi scientifici, il prof. Francesco Buranelli che oltre ad evidenziare le infinità di benefici apportati dalla figura dell’ingegnere già a partire dall’800 negli interventi a tutela e per la valorizzazione dei beni culturali ha evidenziato anche l’importanza delle nuove tecnologie applicate nel settore, come bagaglio culturale come normale approccio per la tutela e conservazione dell’opera d’arte.

“L’opera d’arte vive, ha necessità di un clima stabile, umidità stabile, luce non accecante. Gli ambienti devono quindi mantenere parametri stabili o modificati in virtù dei benefici che tutelino l’opera. In tutto questo la tecnologia aiuta moltissimo, soprattutto nella diagnostica. Ma la vera emergenza è il territorio.

Non c’è un piano di controllo nazionale, non c’è un protocollo di intervento per prevenire gravi situazione di dissesto idrogeologico, di inquinamento, di sisma, di pressione antropica, di espansione urbanistica nel territorio, ecco tutto questo deve essere ulteriormente approfondito definito e la tecnologia soprattutto i controlli da satellite possono fornire a chi gestisce il territorio uno strumento indispensabile”.

Cosa manca nella catena della progettazione culturale? A questo interrogativo risponde il dott. Aldo Di Russo dopo aver specificato che dove si produce cultura condivisa si è notata una diminuzione della violenza di genere e dei casi di bullismo.

“In questo momento manca molto, manca la consapevolezza intanto che sia una catena, viene letta troppo spesso come una serie di attività separate che magari funzionano tutte di per se, ma la macchina non cammina, la macchina della valorizzazione dei beni culturali cammina soltanto se il visitatore del museo esce dal museo avendo acquisito un po’ di conoscenza in più . Affinchè questo avvenga, tutte le componenti devono essere assolutamente integrate una nell’altra.

Non si tratta più di progettare in maniera multidisciplinare si tratta di progettare e saper progettare in maniera meta-disciplinare, cioè ogni disciplina deve tener conto delle altre e ciascuno deve essere responsabile non solo di ciò che fa ma anche del tutto. Così come cambia il ruolo dell’ingegnere, cambia il ruolo di qualsiasi attore della catena. Ma non si tratta di costruire l’ennesimo nuovo ingegnere, si tratta di cambiare il modo di approcciare questo settore da parte di quelli che già concorrono nella realizzazione di eventi culturali che sono già bravissimi nel proprio settore. Pertanto oltre a storici dell’arte, antropologi, archeologi occorrono registi, sceneggiatori, scrittori. Come gli storici sono bravi a scrivere la storia, gli artisti sono bravi a raccontarla”.

Il prof Maurizio Muzzupappa ha illustrato gli strumenti innovativi che contribuiscono a valorizzare i beni culturali portando l’esempio dello spin off universitario che ha trasferito le conoscenze nel campo tecnologico come supporto per i beni culturali. Il prof Muzzupappa ha illustrato i diversi interventi eseguiti come l’esame termografico eseguito alla cattedrale del Patire di Rossano che ha permesso di eseguire meglio il restauro dello stesso oppure l’esame della mano di uno dei bronzi di Riace per stabilire cosa ed in che posizione tenesse l’oggetto originariamente ed infine il restauro di beni sottomarini.  Pertanto nella filiera della valorizzazione dei beni culturali sono tre le parole chiave che vedono gli ingegneri protagonisti insieme ad altre figure altrettanto indispensabili come gli storici, gli antropologi, gli archeologi, i sociologi: tutela, valorizzazione e fruizione.

Per l’avv. Andrea Falzone Il problema legato alle buone pratiche è la formazione: da una parte quella della pubblica amministrazione e dall’altra di chi vuole partecipare alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali è indispensabile conoscere quelle che sono le norme per poter accedere, per poter partecipare a questa attività di valorizzazione che come è noto è prevista dalla carta costituzionale.

Pertanto l’utilizzo delle norme soprattutto quelle contenute nel codice dei contratti pubblici che riguardano l’acquisizione da parte dei terzi degli strumenti per poter procedere a valorizzazione e tutela, è fondamentale una adeguata formazione sia da parte dell’amministrazione che deve sapere come creare lo strumento, sia da parte dei terzi che deve sapere come poter accedere allo strumento.

Esiste uno strumento molto interessante nel codice dei contratti pubblici che è il concorso di idee dove si chiede di fornire all’amministrazione una competenza che non ha. Chi fornisce una buona idea per la valorizzazione dei beni culturali può partecipare al bando per offrire il servizio vero e proprio che in quel momento l’amministrazione non ha.

Questo è uno strumento che va meglio sfruttato e meglio compreso perché l’amministrazione pubblica si sta impoverendo di competenze specifiche soprattutto sui beni culturali.

Le singole Soprintendenze non hanno più quella fucina di architetti, di storici dell’arte, oggi quindi esiste uno strumento che va utilizzato, che permette alla pubblica amministrazione di cercare all’esterno idee nuove per quello che è un obiettivo che la costituzione pone, cioè la fruizione del bene culturale.

Il bene culturale non adempie la sua valenza sociale e costituzionale fin quando non è correttamente fruito dai cittadini.