Dopo la Sicilia, la Calabria è il primo produttore italiano di agrumi.

E’ quanto emerge dall’articolo proposto da Borsa Italiana e consultabile al seguente link .

Dall’articolo, dal titolo “L’oro di Calabria”, emerge un altro importante dato: vale a dire la specialità della quale la Calabria detiene la leadership: le clementine.

Per saperne di più proponiamo il testo integrale dell’articolo:

Gli agrumi, si sa, fanno bene. Non solo alla salute, ma anche all’economia. Anche il 2018, infatti, è stato un anno molto positivo per le esportazioni italiane.

Se l’anno scorso l’export ortofrutticolo italiano ha subìto una clamorosa battuta d’arresto (meno 11,2% di prodotto commercializzato, per un valore che ha perso il 6% ed è rimasto fermo a 4,6 miliardi di euro), gli agrumi, con il loro lusinghiero +11,9%, continuano a conquistare i consumatori di tutto il mondo (elaborazione Fruitimprese su dati Istat).

Un risultato, quello del 2018, che segue il solco impresso dall’Italia nel 2017 sul mercato dell’Unione europea: il Bel Paese si era riconfermato il secondo produttore del continente di arance, con 1,5 milioni di tonnellate prodotte (25% del totale), secondo solo alla Spagna, che ha prodotto 3,4 milioni di tonnellate e il 61% delle esportazioni totali dell’Ue.

 

Leader delle clementine

Le regioni protagoniste di questo trend restano la Sicilia e la Calabria. Del 1.621.682 tonnellate prodotte in Italia nel 2017, 996.839 provengono proprio dalla prima, mentre la seconda si attesta a 317.552.

C’è però una specialità in cui la Calabria detiene una solida leadership: le clementine, l’ibrido molto apprezzato anche per la sua mancanza di semi. Nel 2017 in Calabria (e in particolare nella Piana di Sibari) ne sono state prodotte 418.163 tonnellate, a fronte delle 613.919 totali italiane.

Le ottime caratteristiche produttive quanti-qualitative hanno consentito il riconoscimento del marchio Clementine di Calabria IGP. Purtroppo, le abbondanti piogge dello scorso autunno hanno danneggiato centinaia di ettari di agrumeti proprio nella Piana di Sibari oltre che nella zona di Reggio Calabria, spingendo la Regione a chiedere lo stato di calamità naturale. Ma gli agrumi restano un’importante risorsa per tutta la zona.

 

Nicchie interessanti

Clementine, ma non solo: nella penisola calabrese trovano spazio nicchie interessanti (e talvolta uniche al mondo) come quelle del cedro, del chinotto e del bergamotto. Il bergamotto è diffuso soprattutto nel Reggino: spicca la produzione di olio essenziale, che gode anche di una denominazione di origine protetta (il marchio Bergamotto di Reggio Calabria DOP) ed è utilizzato come essenza per i profumi, nell’agroalimentare e nell’industria farmaceutica.

Il cedro fa parte della cultura di una parte della provincia di Cosenza al punto che un tratto della costa tirrenica è noto come Riviera dei Cedri e nell’immediato entroterra sorge il paese di Santa Maria del Cedro, dove ha sede il consorzio del Cedro di Calabria.

Sono attivi circa 230 produttori di questo frutto che viene consumato candito nella pasticceria e in forma di marmellata, è impiegato come aroma per creme, liquori e bevande, e infine ricopre una grande importanza nella cultura ebraica: è infatti citato più volte nella Bibbia come “il frutto più bello”, e viene impiegato dagli ebrei nella Festa delle Capanne (Sukkoth). Per questo, ogni estate, rabbini di tutto il mondo arrivano in Calabria per selezionare insieme ai contadini del luogo i frutti migliori da usare nelle loro celebrazioni.

Realtà di eccellenza

Scendendo più in giù lungo la “punta”, incontriamo una delle realtà di eccellenza del settore degli agrumi calabresi: Agrumaria Reggina, specializzata in soluzioni per il mondo del beverage.

L’azienda fa parte del programma ELITE di Borsa Italiana ed è stata la prima azienda calabrese a emettere, nel 2016, un Minibond Short term quotato all’ExtraMotPRO di Borsa Italiana. Annovera nel suo catalogo blend di succhi personalizzati, succhi concentrati, materie prime (aromi, olii essenziali, puree e cellule di agrumi) ed emulsioni.

Fondata nel 1985 da Francesco Chirico, è oggi alla terza generazione, distinguendosi per la continua ricerca della qualità della materia prima e dell’innovazione, sia nei processi che nella sostenibilità economica. La grande attenzione all’ambiente da parte dei soci, ad esempio, ha portato l’impresa a investire nell’installazione nella sede di Reggio Calabria di un depuratore capace di gestire un carico inquinante equivalente a quello di una città di 80mila abitanti.

E la sostenibilità, a quanto pare, paga: tra il 2012 e il 2017, l’attività ha registrato un continuo raddoppio di fatturato, che nel 2018 ha superato i 19 milioni di euro (fonte: reportaziende.it). E il fervore creativo della Piana di Sibari si manifesta anche con nuove formule di commercializzazione dell’oro di Calabria.

Cinque anni fa Clementime, azienda con 90 anni di storia, ha introdotto, con il sostegno di Coldiretti e Campagna Amica, un progetto che promuove le clementine come alternativa più sana a snack e merendine. Lo spuntino è costituito da 2-3 frutti contenuti in un packaging accattivante, disponibile nei distributori automatici di tutta Europa.