Angela Robbe

Le quote, le preferenze di genere e i meccanismi nati per sostenere la presenza di genere nelle sedi della rappresentanza istituzionale ed economica non sono la massima ambizione in una democrazia in cui le parità sono sancite dalla Costituzione e in tal senso andrebbero garantite”.

E’ quanto afferma, in una nota, l’assessore regionale al Lavoro e al Welfare, Angela Robbe.

“Nel caso della parità di genere –prosegue la Robbe– tuttavia ci troviamo di fronte ad una situazione in cui alle volontà sancite dalla legge fondamentale dello Stato non sono seguiti atti e soprattutto fatti conseguenti. Per questo motivo, nonostante io non sia tifosa di tali meccanismi, credo sia necessario adottare la norma sulla doppia parità di genere per garantire adeguata rappresentanza alle donne che, sebbene si dica apportino valore aggiunto e introducano modalità positive di confronto, non sono poi promosse in misura adeguata e significativa nelle sedi istituzionali della rappresentanza.

Ciò produce effetti negativi sullo sviluppo nella nostra Regione a cui si può porre freno promuovendo la piena partecipazione delle donne a tutti i livelli della vita economica e sociale”.

“Per tali ragioni -sottolinea l’assessore Robbe- ritengo giusta l’adozione della doppia preferenza di genere in Calabria, che può aiutare un percorso di parità non ancora pienamente compiuto, e sostengo l’iniziativa che ha preso corpo in queste settimane ed ha visto accendersi un appassionato dibattito.

Per farci un’idea della situazione relativamente alle parità di genere e capire quanto sia necessario promuovere anche con una norma la parità di genere, vale la pena di leggere il Rapporto aggiornato al 2015 dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), agenzia autonoma dell’Unione europea, qui troviamo che, nonostante più di 50 anni di politiche per l’uguaglianza di genere, le disparità di genere risultano ancora prevalenti nell’Unione europea.

Particolarmente negativa risulta la posizione dell’Italia che, con un indice di 41,1, si attesta al 20° posto su 27 Stati membri nell’affermazione delle parità di genere.

Una peculiare debolezza del nostro Paese si registra man mano che si sale nei ruoli di responsabilità in ambito economico, sociale e politico e, se analizziamo la sfera del Potere, inteso come potere decisionale, sia politico che economico, troviamo che la performance dell’Italia è piuttosto negativa, con un indice di 21,8 (rispetto ad un valore medio europeo di 39,7) che la colloca tra gli ultimi posti tra i Paesi UE.

Per andare al tema che ci interessa, se guardiamo agli organi delle regioni, troviamo che la presenza femminile nelle assemblee regionali italiane scende fino ad attestarsi in media intorno al 17,7% e risulta molto distante dalla media registrata a livello europeo, pari al 33%.

Le quote di lista da sole non incidono in maniera rilevante sulla presenza femminile nelle assemblee elettive, mentre la ‘doppia preferenza di genere’ determina un effetto positivo: infatti le due regioni con la presenza femminile più alta sono tra quelle che adottano la doppia preferenza di genere (Emilia-Romagna e Toscana), l’unica regione nel cui consiglio non siedono donne, la Basilicata, non prevede alcun meccanismo per incentivare la rappresentanza di genere e in Calabria, dove nel consiglio siede una sola donna, è prevista una misura di incentivo molto blanda (presenza di entrambi i sessi nelle liste)”.

“La partecipazione –conclude l’assessore regionale al Lavoro e al Welfare–  è fondamentale per creare discussione e condivisione intorno a percorsi di crescita e di cambiamento, e noi abbiamo bisogno di sostenere i cambiamenti avviati, per questo abbiamo bisogno di garantire la più ampia partecipazione possibile e quindi abbiamo bisogno di una norma per la doppia preferenza di genere nella nostra Regione che da un allargamento della partecipazione non ha che da trarre vantaggi”.

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