La pedagogia rappresenta oggi più che mai il riferimento alla soluzione dei problemi sociali, poiché tutte le altre ricette sono risultate fallimentari”. Con questa osservazione Mario Caligiuri, professore dell’Università della Calabria, ha concluso il seminario “Trend di evoluzione sociale e ambivalenza del contesto”, promosso dalla cattedra di Pedagogia Generale dell’Università di Bologna tenuto da Maurizio Fabbri.
Caligiuri ha evidenziato l’importanza del ruolo delle università nel cambiamento sociale e nella formazione delle élite. Ha quindi avviato la lezione con una citazione di Umberto Eco tratta dalle pagine finali de “Il nome della rosa” quando Guglielmo di Baskerville ricorda al suo discepolo Adso da Melk che occorre “decifrare i segni” di quanto accade nel mondo. Partendo da questa premessa, il docente ha illustrato le tendenze che riportano al centro il lavoro pedagogico, profondamente trasformato attraverso la contaminazione di discipline differenti: dalle neuroscienze alla genetica, dall’estetica all’intelligence.
Si è quindi soffermato sulle metamorfosi che provocherà l’intelligenza artificiale che richiederà una mutazione profonda di scuole e università nella trasmissione dei saperi effettivamente utili alle giovani generazioni che sono destinate a svolgere lavori non ancora inventati e in ogni caso profondamente trasformati. Caligiuri ha poi illustrato le dinamiche del controllo della comunicazione e dei processi culturali e dell’intelligenza artificiale che non vengono più orientati principalmente dai contesti politici ma da quelli finanziari, con il rischio di rendere superflui i popoli.
Tutto questo, metterebbe in crisi alla radice  il sistema democratico che “non è solo la meno imperfetta forma di governo ma anche la meno imperfetta forma di giustizia sociale”.
Caligiuri ha quindi concluso sostenendo che oggi la più urgente e vasta emergenza educativa e democratica è rappresentata dalla Società della disinformazione, che si realizza attraverso l’eccesso intenzionale delle informazioni e il basso livello sostanziale di istruzione dei cittadini. Ha concluso il Seminario Maurizio Fabbri evidenziando che difronte alle furiose trasformazioni sociali sembrano rendere in gran parte irrilevante il lavoro educativo. Ha quindi argomentato che “occorre reagire poiché sono proprio i pedagogisti oggi tra i pochi soggetti che possono valorizzare l’autentica dimensione partecipativa, che si realizza attraverso il dialogo e il confronto tra le persone senza affidarla all’onnipresente mediazione della Rete”.