La consigliera di Parità Tonia Stumpo interviene sull’episodio avvenuto ieri,  4 dicembre, in un’aula del Dipartimento di studi politici e sociali (Dispes) dell’Università della Calabria.

“I docenti del primo anno del corso di Laurea in scienze dell’amministrazione che tenevano lezione – racconta la Stumpo – hanno trovato una frase gravemente offensiva del genere e della sessualità femminile che è stata da loro segnala agli uffici di competenza.

In questo caso, sotto l’occhio degli studenti presenti in aula,  l’istituzione è prontamente intervenuta tramite ditta specializzata per rimuovere la scritta sulla parete dell’aula.

Un episodio significativo – sottolinea la consigliera di Parità – che merita di essere conosciuto e valutato nei suoi aspetti (postivi e negativi) che attengono alla violenza del linguaggio in uso presso le giovani generazioni”.

Pertanto, nel suo ruolo di consigliera regionale di Parità,  invita tutte le amministrazioni e le istituzioni pubbliche (le scuole e le università in primis, come Istituzioni formative della cittadinanza), a fare come è stata fatto per il muro dell’aula dell’Università della Calabria.

“Ad ognuno di noi cittadini – rimarca  la Stumpo – spetta vigilare e segnalare  alle direzioni ed ai dirigenti delle Istituzioni formative la presenza di scritte che riportino frasi gravemente offensive della sessualità femminile (e della sessualità di ogni tipo di genere o orientamento).

La decisione alla segnalazione, e poi di pronta rimozione, non è affatto ‘gender-mania’, ma è in tutto e per tutto attività di tutela della dignità delle persone e delle Istituzioni e dei giovani cittadini in fase di formazione, ed anche attività di prevenzione delle molestie, delle violenze e degli stupri.

La violenza del linguaggio segna oggi il nostro tempo. Lo segna eccessivamente e, sempre più, lo segna ingiustificatamente.

Nel caso del rapporto tra i sessi, e le persone, la violenza del linguaggio non può trovare accoglienza, o tolleranza, presso le istituzioni pubbliche. Né tantomeno presso le Istituzioni formative (scuole, università) che sul linguaggio, e sui segni, si fondano.

Trovare scritte sui muri che invitano o incitano alla violenza sessuale ed allo stupro non può essere più tollerato nel clima che si sta creando, o si sta ricreando, nel nostro Paese. Purtroppo, sempre più spesso, i muri delle istituzioni pubbliche – dichiara infine la consigliera Stumpo – diventano la vetrina delle forme più violente di espressione di invettive, di offese o di insulti sessuali, come e peggio dei social network che hanno dei moderatori privati.