Wanda Ferro

Il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, on. Wanda Ferro, ha illustrato questa mattina in aula la questa mozione con cui il partito di Giorgia Meloni punta a dare impulso decisivo alla realizzazione della Tav, una grande opera necessaria allo sviluppo dell’Italia attraverso il completamento del corridoio mediterraneo.

“Il completamento delle infrastrutture di collegamento come il nuovo asse ferroviario ad alta velocità tra Torino e Lione – ha spiegato Wanda Ferro – risulta essenziale per ridurre il deficit infrastrutturale italiano, sostenere la competitività delle nostre imprese e favorire anche una maggiore integrazione tra Nord e Sud del Paese, poiché la priorità a livello europeo è quella di assicurare la continuità dei Corridoi, realizzando i collegamenti mancanti, assicurando connessioni tra le differenti modalità di trasporto, eliminando i colli di bottiglia esistenti.

Tra i principali vantaggi della Torino-Lione, secondo un documento della Presidenza del Consiglio del 2012, ci sarebbero «il dimezzamento dei tempi di percorrenza dei passeggeri, l’incremento della capacità nel trasporto merci e la riduzione del numero di camion – circa 600 mila in meno – su strada nel delicato ambiente alpino».

La realizzazione della TAV può quindi consentire di raggiungere obiettivi economici, poiché rende più competitivo il treno per il trasporto di persone e merci; ambientali, perché riduce il numero di Tir dalle strade; e sociali, perché connette meglio e valorizza aree diverse”.

“I dati più recenti dicono che ogni anno, tra Italia e Francia, passano circa tre milioni di mezzi pesanti, e se le previsioni dell’Osservatorio sull’impatto della nuova linea fossero rispettate, dopo otto anni dalla sua apertura, si assisterebbe a un trasferimento di venti milioni di tonnellate da strada a rotaia, e di trentotto milioni dopo trent’anni.

Se il flusso di merci tra Italia e Francia rimanesse stabile ai valori di oggi, vale a dire intorno ai quaranta milioni di tonnellate, potrebbe essere assorbito al 95 per cento dalla ferrovia, determinando una riduzione di circa tre milioni di camion che attraversano il confine.

Questi gli innegabili vantaggi della Tav, vantaggi ben compresi dai cittadini piemontesi che non a caso pochi giorni fa sono scesi in piazza in migliaia, in maniera civile e composta, per chiedere la realizzazione dell’opera.  Una manifestazione civile, che nulla ha avuto in comune con le violente manifestazione dei gruppi No-Tav, che si sono via via allontanati dal costituire una legittima rappresentanza dei territori per connotarsi come espressioni dell’antagonismo di sinistra.  E a rafforzare la richiesta dei cittadini sono già migliaia le firme raccolte da Fratelli d’Italia a sostegno del referendum per la Tav.

Le incertezze del governo sul destino dell’opera hanno infatti spinto ad intervenire le categorie economiche maggiormente rappresentative a livello piemontese e nazionale, nonché numerosi amministratori locali, che hanno manifestato a più riprese il massimo sostegno alla realizzazione dell’opera.

Inutile ricordare, d’altro canto, cosa significherebbe per il Paese non procedere alla realizzazione dell’opera: alcune fonti stimano in 3,4 miliardi il costo per lo Stato italiano del blocco definitivo della TAV, considerando gli oneri per la rescissione dei contratti, gli appalti già avviati, il ripristino degli scavi e le penali; la mancata realizzazione imporrebbe, infatti, la messa in sicurezza degli oltre 26 km già scavati e l’adeguamento del tracciato del Fréjus;   il no alla TAV obbligherebbe a gestire circa tre milioni e mezzo di TIR che attraversano la pianura padana, con 44,1 milioni di tonnellate di merci che continuerebbero a essere trasportate verso la Francia su gomma;  un blocco unilaterale dei lavori sulla Torino-Lione esporrebbe l’Italia alla possibilità di una messa in mora, e quindi al rischio di essere privata per   cinque anni dei finanziamenti europei sulle altre opere transfrontaliere non ancora in fase avanzata.

L’interruzione dei lavori sulla Torino-Lione avrebbe quindi una ricaduta negativa sulla realizzazione di tutte le infrastrutture di cui l’Italia ha bisogno, impedendo lo sviluppo del territorio e peggiorando una situazione già critica che vede la nostra Nazione arretrata rispetto ad altri Stati europei dove gli investimenti sono superiori.

Insomma la Tav sarebbe realizzata lo stesso, e il Piemonte e l’Italia sarebbero tagliate fuori dalle vie dello sviluppo europee, a vantaggio di vie di collegamento a nord delle Alpi, così i porti di Trieste e Genova sarebbero a rischio di veder diminuire i loro traffici perdendo l’occasione di un collegamento vitale con i mercati dell’Europa centro-settentrionale”. “Per questo noi chiediamo al governo di rendere pubblica integralmente l’analisi costi-benefici redatta dalla Commissione ministeriale, coordinata dal professor Marco Ponti, e consegnata al ministero dei Trasporti, che si è affrettato a dichiarare che l’analisi deve intendersi come una bozza che necessita di ulteriori approfondimenti”.

“Ci rivolgiamo alla Lega – ha proseguito Wanda Ferro – perché si sciolga da questo abbraccio mortale con chi sembra avere come unico faro politico i risultati del prossimo sondaggio, senza alcuna prospettiva e senza capacità di guardare al futuro del Paese. Perché marchi una distanza da chi pensa ancora, con cinquant’anni di ritardo, che sia romantico fare schiantare una locomotiva su un binario morto in nome di un’ideologia.

Giorgia Meloni ha ricordato come il completamento della Tav costerebbe quanto appena quattro mesi di reddito di cittadinanza.

Ma, anziché fare assistenza, si produrrebbe occupazione vera: duemila posti di lavoro per la realizzazione dell’opera, quattromila nell’indotto. Ciò significa fare economia, creare sviluppo ed occupazione duraturi, migliorare la competitività delle imprese e del sistema Paese.   Noi chiediamo che l’Italia ritrovi l’orgoglio di riuscire a realizzare grandi opere pubbliche, di interesse strategico, e di lasciare una traccia nel futuro, anziché scialacquare soldi per comprare consenso elettorale a breve scadenza.

Il governo quindi adotti tutte le iniziative che consentano alla società concessionaria Telt di procedere immediatamente con la pubblicazione dei bandi di gara per la realizzazione del tunnel di base. Con la nostra mozione impegniamo anche il governo a sostenere l’indizione di un referendum consultivo sulla realizzazione della Tav da tenersi, nella stessa data, nelle regioni interessate dalla tratta nazionale del “corridoio mediterraneo”, ovvero Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Siamo certi – ha concluso Wanda Ferro – che i cittadini diranno sì e che il governo non potrà fermare quest’opera strategica andando contro la volontà del popolo”.