«Gli interessi che gravitano intorno ai lavori per il terzo megalotto della 106 fanno gola alle mafie locali, e dunque sarà necessario controllare che i soldi dei cittadini vengano spesi nell’interesse collettivo e non per favorire le solite famiglie».

Lo affermano i Parlamentari del MoVimento 5 Stelle Nicola Morra, Margherita Corrado e Elisabetta Barbuto in una nota congiunta.

I tre pentastellati lanciano un monito alle istituzioni locali: «Verrà speso più di un miliardo e mezzo di euro per opere pubbliche nella Sibaritide, un’importante porzione del nostro territorio ad altissimo rischio d’infiltrazione mafiosa. Tutte le istituzioni, a partire dai Sindaci, avranno la responsabilità politica di denunciare ogni possibile irregolarità che potrebbe verificarsi nel tempo».

«Il primo segnale d’allerta l’abbiamo avuto di recente con l’omicidio del presunto boss Portoraro, non a caso definito dalla stampa locale “ministro dei lavori pubblici” dell’area jonica-cosentina. Un silenzio inverosimile intorno a questa vicenda molto oscura che – spiegano i tre Parlamentari – sembra sia collegata con i lavori del terzo megalotto. Sappiamo che la Prefettura di Cosenza si era mossa ampiamente in anticipo creando una cabina di regia per controllare al meglio i lavori già in corso (Ss 534), sia quelli che dovrebbero iniziare a breve (terzo megalotto Sibari-Roseto e l’ospedale unico della Sibaritide) e siamo pronti a supportare ogni altra iniziativa in tale direzione».

Morra, Corrado e Barbuto concludono: «In una zona della Calabria in cui molto spesso la ‘ndrangheta si infiltra nei lavori pubblici, un’azione così cruenta e forte, in cui sono stati esplosi ben trentasei proiettili contro Portoraro, avrebbe dovuto far balzare sulla sedia tutti. Il M5s si ritrova a denunciare e richiamare nel rispetto delle proprie funzioni politici ed istituzioni calabresi che troppo spesso rimangono in silenzio lasciando ai cittadini un pessimo esempio. Saremo pronti a farci carico di tutte le irregolarità che ci verranno segnalate sulle carte e nei cantieri. In Calabria c’è bisogno di chiarezza, di controllo e di una denuncia costante contro chi svende quotidianamente il territorio anche semplicemente con il proprio silenzio»