«Mi trovo, ancora una volta, a commentare l’ennesimo vile attentato ai danni di un sindaco e di un’amministrazione comunale che hanno improntato la loro azione al rispetto della legalità e che, con grandi sacrifici, si oppongono all’ingerenza e infiltrazione mafiose. Ma Melissa e tutta l’area del Cirotano, non sono e non saranno mai solo un lembo di terra ad alta concentrazione mafiosa. Ho condiviso parecchie iniziative con il sindaco Gino Murgi, ho avuto modo di apprezzare la sua dirittura morale e la sua voglia di lavorare con coraggio. Nei giorni scorsi, intervenendo al convegno organizzato dalla Cgil su lavoro e legalità a Cirò Marina, sottolineavo come a fronte dei risultati incredibili conseguiti dalle forze dell’ordine e dalla magistratura calabrese, c’è un mondo politico, imprenditoriale, professionale che non ha ancora reciso il cordone ombelicale con quella grande fabbrica di denaro, appalti, consensi, voti che è la ‘ndrangheta. Fintanto che ciò non avverrà, non vedremo solo gli escavatori bruciati, ma non potremo mai dire di essere donne e uomini liberi», scrive Arturo Bova, presidente della commissione contro landrangheta in Calabria in merito all’incendio dell’escavatore del Comune di Melissa (Kr).

«Allo stesso modo – conclude -, mi auguro però che l’azione delle forze dell’ordine si concentri sul sostegno agli imprenditori che denunciano ma continuano a subire attentati. È il caso di Sergio Gaglianese, al quale ignoti hanno distrutto per la terza volta in quattro anni un’autovettura. Le denunce sporte sinora non sembrano aver dato frutto: il germe della paura, così, rischia di innestarsi facilmente e lasciare pericolosi strascichi non solo in chi in prima persona non si sente tutelato, ma anche in chi avrebbe voglia di affrancarsi dalle minacce ma preferisce tacere per non rischiare qualcosa in più di un’auto».

 

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