economia

Prosegue la fase di ripresa delle principali economie internazionali. Il rafforzamento dei segnali di miglioramento ha determinato in molti paesi la revisione al rialzo delle previsioni di crescita per l’anno corrente e il prossimo.

In Italia, sia la manifattura, trainata anche dal dinamismo delle esportazioni, sia le costruzioni evidenziano segnali positivi.

I dati sul mercato del lavoro hanno mostrato a febbraio una stabilizzazione del numero degli occupati rispetto al mese precedente, mentre si sono ridotti marginalmente i disoccupati e gli inattivi. E’ opportuno ricordare che, da gennaio 2021, le informazioni sulle Forze di lavoro sono rilasciate in accordo al nuovo Regolamento europeo che ha introdotto alcune modifiche nelle definizioni. Sebbene l’Istat abbia già diffuso le serie ricostruite, il cambio normativo ha implicato una ricomposizione tra occupati, disoccupati e inattivi della quale è necessario tenere conto nell’interpretazione dell’evoluzione degli indicatori.

A marzo, l’inflazione al consumo si è rafforzata, prevalentemente per l’effetto delle ricadute, dirette e indirette, dei recenti rincari del petrolio e delle materie prime nelle diverse fasi del sistema dei prezzi. La diffusione degli aumenti dei prezzi è rimasta più contenuta in Italia rispetto all’area euro.
Le aspettative per i prossimi mesi mantengono un orientamento favorevole per le imprese dell’industria mentre una maggiore incertezza caratterizza la fiducia delle famiglie.

IL QUADRO INTERNAZIONALE
Prosegue la fase di ripresa economica delle principali economie internazionali caratterizzata da dinamiche eterogenee legate alle diverse fasi di avanzamento delle campagne vaccinali e all’efficacia delle misure di supporto messe in atto dai governi. Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le stime del Pil mondiale per quest’anno e il prossimo (+6,0% e +4,4% rispettivamente).

A gennaio, trainata principalmente dal recupero dell’economia cinese, si è rafforzata la dinamica degli scambi mondiali (+2,6% in termini congiunturali, fonte: Central planning bureau), i quali hanno toccato il livello più elevato da ottobre 2018 (Figura 1).

La crescita del commercio internazionale dovrebbe proseguire nei prossimi mesi come segnalato dal PMI globale composito sui nuovi ordinativi all’export che a marzo, per il secondo mese consecutivo, si è collocato sopra la soglia di espansione. Il Fmi ha previsto che quest’anno il commercio mondiale di beni e servizi in volume crescerà dell’8,4%, recuperando quasi completamente la flessione del 2020 (-8,5%). Dal lato dell’offerta si conferma, su scala mondiale, la ripresa del settore manifatturiero, che sta beneficiando della rimozione progressiva delle restrizioni sanitarie e del processo di ricostituzione delle scorte.
Il Pil cinese, in crescita dal secondo trimestre del 2020, in base alle previsioni del Fmi è atteso aumentare dell’8,4% quest’anno (+5,6% nel 2022), in decisa accelerazione rispetto al 2020 (+2,3%). Il dinamismo dei ritmi produttivi di manifattura e servizi dovrebbe proseguire nei prossimi mesi, come indicato dall’indice PMI Caixin composito di marzo, salito a 55,3 da 51,6 di febbraio.
Negli Stati Uniti, l’attività economica ha evidenziato decisi segnali positivi e le aspettative di crescita sono legate in buona parte all’implementazione dell’American Rescue Plan adottato dalla nuova Amministrazione, pari a 1.900 miliardi di dollari (circa il 9% del Pil Usa). Le previsioni per l’anno in corso e il prossimo sono state riviste decisamente al rialzo dal Fmi (+6,4% e +3,5% l’incremento del Pil nel 2021 e 2022 rispettivamente). La dinamica occupazionale sembra avere superato la debolezza dei primi mesi dell’anno legata a fattori climatici e temporanei. A marzo, gli occupati non agricoli privati hanno registrato una crescita di 916mila unità (+468mila a febbraio) mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,0%. Nello stesso mese, la fiducia dei consumatori, rilevata dal Conference Board, è balzata a 109,7, circa 20 punti in più rispetto a febbraio, toccando i massimi da aprile 2020.
Nell’area euro, sebbene siano recentemente emerse incertezze riguardo alle tempistiche delle campagne vaccinali e ai tempi di realizzazione del programma Next Generation EU, le prospettive economiche per i prossimi mesi rimangono favorevoli. A febbraio, le vendite al dettaglio in volume sono cresciute del 3,0% in termini congiunturali e il tasso di disoccupazione si è attestato all’8,3%.

Le stime del Fmi di aprile hanno rivisto marginalmente al rialzo la crescita del Pil dell’area per quest’anno e il prossimo (+4,4% e +3,8% rispettivamente). L’indice composito di fiducia economica della Commissione europea, Economic sentiment indicator (ESI) è aumentato ben oltre le attese a marzo, passando a 101 punti da 93,4 di febbraio

Dal lato delle imprese, il miglioramento si è registrato per i settori direttamente colpiti dalle misure restrittive decise dai governi, ovvero i servizi (a -9,3 da -17,0 di febbraio) e il commercio al dettaglio (da -19,1 a -12,2). A livello nazionale, la Germania ha mostrato il miglioramento più consistente (+7,9) ed è al momento l’unica grande economia europea in cui l’indice è tornato sopra la media di lungo periodo. L‘incremento dell’ESI è stato elevato anche in Spagna (+6,2), Francia (+5,4) e Italia (+4,9). In base alle stime dello Eurozone Economic Outlook (fonte: Ifo, KOF e Istat), nonostante il quadro previsivo sia caratterizzato da elevata incertezza, il recupero dei ritmi produttivi dell’area è previsto a partire dal secondo trimestre 2021.

Il cambiamento delle attese sulla crescita Usa ha mostrato per ora solo effetti marginali sul cambio del dollaro che si è attestato a marzo a 1,19 dollari per euro (1,21 a febbraio). La riduzione dell’offerta di petrolio (taglio unilaterale della produzione dell’Arabia Saudita di un milione di barili al giorno) e la ripresa della domanda mondiale hanno portato negli ultimi mesi effetti positivi sul prezzo del Brent che, risentendo anche di alcuni fattori occasionali (come l’ondata di gelo in Texas a metà febbraio con blocco dell’attività estrattiva), ha superato a febbraio e marzo i 60 dollari al barile.

LA CONGIUNTURA ITALIANA
Imprese
Nel quarto trimestre 2020, sia il prodotto interno lordo (Pil) sia il valore aggiunto hanno segnato una flessione congiunturale (-1,9%). Dal lato delle imprese, il calo della produzione si è trasmesso con la stessa intensità al risultato lordo di gestione, determinando una stabilizzazione della quota di profitto delle società non finanziarie (43,6% come nel trimestre precedente) mentre il tasso di investimento è aumentato di 0,6 punti percentuali, risentendo positivamente del miglioramento congiunturale degli investimenti fissi lordi (+1,1%).

I dati disponibili per i primi mesi del 2021 evidenziano una fase di ripresa del settore manifatturiero, trainata anche dal recupero delle esportazioni, e delle costruzioni. A febbraio, l’indice della produzione industriale ha segnato un miglioramento sia rispetto al mese precedente (+0,2%) sia considerando la media del trimestre dicembre-febbraio rispetto ai tre mesi precedenti (+0,6%). I livelli della produzione di beni intermedi e di beni di consumo durevoli sono ormai superiori a quelli di febbraio 2020 (rispettivamente +5,9% e +2,1%) mentre l’energia, i beni strumentali e quelli non durevoli si attestano su livelli inferiori (rispettivamente -6,2%, -4,3% e -3,4%).

A gennaio, l’indice di produzione delle costruzioni ha registrato un deciso miglioramento (+4,5% rispetto a dicembre), portando la riduzione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente a -1,5%. Nel quarto trimestre 2020, i prezzi delle abitazioni hanno segnato una crescita modesta (+0,3% rispetto al trimestre precedente) con una risalita rispetto all’anno precedente (+1,9%) di intensità simile tra nuove e vecchie abitazioni.

L’andamento favorevole della produzione industriale si è associato a quello delle esportazioni che si sono mosse in linea con la ripresa degli scambi mondiali. Gli esportatori italiani hanno, infatti, difeso la propria posizione sui mercati internazionali, grazie soprattutto alla capacità di competere con successo su prezzi e qualità dei beni e alla struttura merceologica e geografica delle loro esportazioni anche durante la pandemia.

Le vendite all’estero di beni, in deciso miglioramento nella seconda metà dello scorso anno, hanno registrato a gennaio un nuovo incremento congiunturale (+2,3%), mentre le importazioni hanno mostrato una dinamica più contenuta (+1,2%).

L’aumento delle esportazioni è stato determinato principalmente dall’incremento dei flussi diretti verso i paesi Ue (+4,0%), superiore a quello sui mercati extra Ue (+0,4%), e ha interessato particolarmente i beni intermedi (+5,0%) e, in misura minore, quelli di consumo (+2,3%) mentre le vendite di beni strumentali e dei prodotti energetici hanno segnato una marginale riduzione (rispettivamente -0,2% e -0,5%).

I dati provvisori disponibili per gli scambi con l’area extra Ue mostrano a febbraio una flessione delle esportazioni in termini congiunturali (-0,7%), mentre gli acquisti risultano in aumento rispetto a gennaio (+4,2%). Il saldo della bilancia commerciale si mantiene, tuttavia, ampiamente positivo (+5,9 miliardi di euro nel bimestre gennaio-febbraio). Le attività dei servizi legate al turismo risultano ancora fortemente penalizzate. Secondo i dati contenuti nel quadro degli indicatori selezionati per monitorare la ripresa (Recovery Dashboard), definito da Eurostat, a febbraio in Italia il numero di voli aerei ha segnato un ulteriore crollo tendenziale (-79,6%), di intensità simile a quella registrata dai pernottamenti in strutture ricettive a dicembre (-78,1%).

La fiducia delle imprese continua a evidenziare segnali positivi prevalentemente nell’industria. A marzo, il miglioramento della fiducia è stato ampio nel settore delle costruzioni e della manifattura, supportato dai giudizi positivi sugli ordini e le attese sul livello della produzione. Nel settore dei servizi, invece, è stato registrato un peggioramento della fiducia che ha riguardato prevalentemente le imprese del trasporto e magazzinaggio, dei servizi turistici e del commercio al dettaglio.

Famiglie e mercato del lavoro
Nel 2020, l’emergenza sanitaria ha fortemente condizionato i comportamenti di acquisto delle famiglie mentre l’evoluzione dei redditi ha beneficiato dei provvedimenti governativi che ne hanno attenuato la caduta: la spesa per consumi finali ha evidenziato un significativo calo (-10,9%) mentre il reddito delle famiglie è diminuito del 2,8%, portando la propensione al risparmio al 15,8% (+7,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente). A febbraio, le vendite al dettaglio hanno segnato un deciso rialzo congiunturale (+7,2% in volume) che sintetizza il marcato aumento delle vendite non alimentari (+15,4%) e la flessione di quelle alimentari (-2,2%).

Si riduce la distanza rispetto ai valori dell’anno precedente (-7,0% la variazione tendenziale in volume) mentre si mantiene su ritmi elevati l’aumento del commercio elettronico (+35,8% la variazione tendenziale in valore).
I dati sull’occupazione hanno mostrato a febbraio una stabilizzazione del numero degli occupati rispetto al mese precedente mentre si è ridotto marginalmente il numero dei disoccupati (-0,3%) e degli inattivi (-0,1%).

Ai fini dell’interpretazione dei dati sul mercato del lavoro è, tuttavia, opportuno ricordare che, a partire da gennaio 2021, le informazioni sono rilasciate in accordo al nuovo Regolamento europeo (2019/1700). Le differenze con il precedente quadro definitorio hanno riguardato prevalentemente i lavoratori assenti dal lavoro nella settimana di riferimento che, se l’assenza supera i 3 mesi, non vengono più considerati occupati (anche nel caso in cui il loro posto di lavoro sia salvaguardato da un istituto quale la Cig).

L’analisi delle differenze nei valori di occupati, disoccupati e inattivi, ottenute confrontando le serie precedenti con quelle ricostruite, fornisce una prima interpretazione dell’impatto della revisione sia nel medio periodo sia nell’ultimo anno. Le differenze annue per il periodo 2004-2020 evidenziano una generale ricomposizione tra il numero degli occupati, in diminuzione, e il numero degli inattivi, in aumento, mentre le revisioni sul numero dei disoccupati sono molto contenute .

L’intensità della ricomposizione è legata all’evoluzione del ciclo economico, ampliandosi nelle fasi caratterizzate da un andamento negativo dell’economia e del mercato del lavoro, come ad esempio nel periodo 2009-2014 e nel 2020. Il profilo mensile delle revisioni per il 2020 presenta due importanti caratteristiche, la prima legata alla tradizionale ridefinizione annua dei modelli di destagionalizzazione, che induce forti revisioni per tutti gli aggregati per il mese di marzo e, la seconda, relativa all’ampliarsi delle differenze tra la nuova e vecchia serie negli ultimi mesi dell’anno .

Con la nuova definizione gli occupati si riducono di 25mila a gennaio 2020 e 464mila a dicembre 2020, rispetto a quanto emerso con la precedente rilevazione. La progressiva riduzione dell’occupazione, accentuata nell’ultimo trimestre, si accompagna a una revisione, anch’essa crescente negli ultimi mesi, della disoccupazione (+178mila disoccupati a dicembre) e degli inattivi (+253mila unità a dicembre). Gli aspetti definitori devono essere tenuti in conto nell’esaminare l’evoluzione nel corso dell’anno dei diversi aggregati.

Le aspettative delle famiglie per i prossimi mesi appaiono caratterizzate da una forte incertezza. A marzo, il clima di fiducia delle famiglie ha mostrato un lieve peggioramento condizionato dai giudizi sul clima economico mentre le attese sulla disoccupazione sono rimaste stabili.

Prezzi
A marzo, è proseguito il rafforzamento dell’inflazione. In base alla stima preliminare, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha registrato un incremento tendenziale dello 0,8%, recuperando un punto percentuale rispetto alla variazione di dicembre scorso. La risalita rispecchia essenzialmente gli effetti diretti e indiretti dei rincari segnati negli ultimi mesi sui mercati internazionali dal petrolio e dalle altre materie prime.

La variazione su base annua dei beni energetici è di conseguenza tornata positiva per la prima volta da giugno 2019. Anche i prezzi degli alimentari non lavorati hanno fornito un sostegno positivo. L’inflazione di fondo ha, viceversa, segnato un modesto rallentamento, interrompendo il profilo di crescita in atto dall’autunno scorso e riavvicinandosi a quella dell’indice complessivo (+0,9% il tasso tendenziale nell’accezione che esclude gli energetici, alimentari e tabacchi). La dinamica dei prezzi tra le componenti non evidenzia sostanziali differenze rispetto al mese precedente.

Anche nell’area euro, l’aumento dell’inflazione a marzo (+1,3% da +0,9% del bimestre precedente il tasso tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA) è attribuibile in buona misura ai rialzi della componente dell’energia. L’inflazione italiana misurata in base all’analogo indice ha, viceversa, messo in evidenza un rallentamento (+0,6% il tasso tendenziale, dal +1,0% di febbraio), scontando gli effetti del cambiamento della stagionalità dei saldi invernali, inclusi nella rilevazione. Si è di conseguenza ripristinato un differenziale negativo tra la nostra inflazione e quella dei paesi dell’area euro.

La dinamica dei prezzi al consumo è influenzata parzialmente dagli impulsi al rialzo, legati all’aumento delle quotazioni delle materie prime, che cominciano a caratterizzare le fasi dell’importazione e della produzione.

In particolare, a febbraio si è interrotta la prolungata caduta dei prezzi dei prodotti industriali venduti sul mercato interno, condizionati dai rincari registrati nei beni intermedi. Per l’indice nel suo complesso, la crescita annua si è attestata al +0,7%, con un recupero di poco più di un punto percentuale rispetto a gennaio e quasi 8 punti sul minimo di maggio 2020. I listini dei beni destinati al consumo si sono confermati sostanzialmente sui livelli di un anno prima (+0,1%), a sintesi di un aumento per i beni durevoli (+1,6%) e ancora una contenuta flessione per quelli non durevoli.

In prospettiva, la tendenza all’aumento dei prezzi a livello di produzione dovrebbe confermarsi, pur rimanendo su tassi moderati. Tra i produttori di beni finali di consumo le politiche di prezzo mostrano una maggiore vivacità con un saldo destagionalizzato – tra chi prevede aumenti per i propri prezzi di vendita e chi ribassi – tornato positivo dopo poco più di un anno.

Le
INFLAZIONE IN ACCELERAZIONE NEI PRIMI MESI DEL 2021
Nel 2020, la dinamica dei prezzi nell’area dell’euro, già ben al di sotto del target del 2% fissato dalla Banca centrale europea, è diminuita ulteriormente nonostante le politiche monetarie ultra espansive messe in atto a sostegno dell’economia. La pandemia di Covid-19, non sembra infatti avere comportato vincoli dal lato dell’offerta (interruzioni nelle catene globali del valore), che avrebbero potuto determinare un aumento dei prezzi, ma è stata caratterizzata principalmente da un crollo della domanda con effetti deflativi in particolare sulla componente dei prodotti energetici.
A determinare il rallentamento e poi la caduta dell’inflazione nell’area euro (-0,3% in media la variazione tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA negli ultimi cinque mesi) sono stati prevalentemente i prezzi dei prodotti energetici, che hanno segnato un minimo a maggio (-11,9% la variazione tendenziale). L’apporto deflativo di questa componente si è attenuato a partire da dicembre, come effetto del recupero dei corsi petroliferi sui mercati internazionali (Figura 7a). Al contrario, i prezzi dei servizi e degli alimentari hanno fornito un persistente contribuito positivo. L’apporto inflativo dei beni industriali non energetici è stato molto più contenuto fino a metà anno, a eccezione dell’episodio del picco di luglio 2020 dovuto alla modifica occasionale della stagionalità dei saldi estivi.
Analogamente all’area euro, in Italia, nel 2020, l’inflazione (-0,1% in media d’anno) ha risentito prevalentemente della dinamica negativa dei prezzi dei prodotti energetici che, con una caduta in media d’anno dell’8,6%, hanno dato un apporto negativo di 0,8 punti percentuali. Il raggruppamento dei beni industriali non energetici, viceversa, nei 12 mesi ha fornito un contribuito positivo, ma molto contenuto (+0,2 punti percentuali, scontando come per l’area euro un picco nel mese di luglio, imputabile in buona parte alla differente tempistica dei saldi estivi rispetto all’anno precedente). L’apporto inflativo dei prezzi dei servizi (+0,2 punti percentuali in media d’anno), settore particolarmente colpito dalle misure di contenimento della pandemia, si è andato riducendo fino ai mesi estivi, quando è diventato negativo. Il contributo della componente dei beni alimentari dopo essere aumentato nella prima metà del 2020 a poco meno di mezzo punto percentuale, nel seguito si è indebolito

Nel primo trimestre del 2021, l’inflazione nell’area euro è tornata a crescere (+1,1% la variazione tendenziale nel primo trimestre 2021 per area euro, +0,7% per l’Italia). La ripresa ha sintetizzato andamenti eterogenei delle principali componenti ed è imputabile per il momento a fattori transitori di natura economica (ripresa della domanda estera e rincari delle materie prime) e statistica quali i cambiamenti nella tempistica e nell’en
tità anche dei saldi stagionali invernali in alcuni paesi e la revisione dei pesi dell’indice IPCA per il 2021.

Quest’ultima ha scontato le trasformazioni nei modelli di consumo delle famiglie nel 2020 connessi alle misure di contenimento adottate per fronteggiare la pandemia, che hanno coinvolto importanti capitoli di spesa. Nel dettaglio, sono fortemente diminuiti i pesi in molte voci dei servizi, soprattutto quelli relativi ai servizi ricreativi e di trasporto, mentre sono aumentati quelli degli alimentari, dei servizi abitativi e dei beni industriali non energetici in particolare i non durevoli e i durevoli.

Considerando l’evoluzione delle componenti, nei primi due mesi del 2021, si nota una certa eterogeneità tra area euro e Italia rispetto ai driver della crescita dei prezzi. Nell’area euro a gennaio e febbraio quasi tutte le principali componenti (servizi, alimentari e beni industriali non energetici) hanno fornito un contributo positivo (rispettivamente +0,6 per i servizi e +0,3 punti percentuali per le altre due). In Italia la risalita dell’inflazione è stata guidata prevalentemente dai prezzi dei beni industriali non energetici che hanno contribuito in media per 0,7 punti percentuali, più moderato l’apporto dei servizi (in media +0,3 punti percentuali).

La fase di ripresa dei prezzi che sta caratterizzando i primi mesi dell’anno mostra un profilo differente tra l’area euro e l’Italia dove la presenza di contributi positivi sembra concentrata sui prezzi dei beni industriali non energetici e meno generalizzata rispetto a quella dell’area euro. Seppure in un contesto legato anche a fattori transitori, quali il posizionamento dei saldi invernali, l’eventuale mantenimento di queste differenze dovrebbe permettere di confermare un differenziale inflazionistico tra Italia e area euro negativo con ricadute positive per il nostro Paese in termini di competitività.

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