Quella del 25 novembre è una giornata esemplare per ricordare l’urgenza di attrezzare una protezione efficace per le donne oltraggiate dalla violenza. Una giornata che dobbiamo utilizzare per riflettere su quanto sia terribile per le donne subire la brutalità maschile. Una società che si porta dietro questo fardello – sostiene la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco – non può considerarsi civile né libera.

La Calabria è la seconda regione per queste indegne manifestazioni, senza contare le sopraffazioni che per una serie di ragioni non vengono denunciate.

Il lavoro intrapreso dall’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, coordinato da Mario Nasone e Giovanna Cusumano, ci aiuterà a fare una puntuale ricognizione su questa piaga e a strutturare, con l’apporto delle necessarie  risorse economiche e la buona volontà del legislatore regionale, un sistema di aiuto e sostegno fisico e psicologico alle donne che subiscono violenza.

Naturalmente è importante, per fare passi avanti,  il risveglio delle coscienze e il dovere-diritto della donna di reagire. In tal senso, credo che sia da esempio per tutte noi la vicenda di Franca Viola, che, nella Sicilia del 1965, dopo essere stata violentata da un mafioso, ebbe il coraggio di dire  no al matrimonio riparatore che, in base all’articolo (cancellato nel 1981) 554 del codice penale consentiva l’estinzione del reato di sequestro di persona e violenza carnale.

Franca Viola è stata il simbolo dell’Italia che voleva voltare pagina e dell’emancipazione femminile. Un simbolo che ci deve spronare a non tacere, mai e per nessuna ragione”. Conclude Flora Sculco: “Alle istituzioni pubbliche il compito di favorire la cultura della legalità in ogni sua declinazione, a partire dalle scuole e col sostegno di ogni agenzia educativa.

Tutto ciò senza dimenticare che non solo di violenza maschile soffrono le donne, ma anche per i diritti sociali che continuano ad essere negati. Soprattutto nel Mezzogiorno: basti ricordare che mentre le donne che lavorano al Nord toccano la percentuale del 59 per cento al Sud si attestano appena al 32 per cento, che è  la percentuale di donne nel mondo del lavoro più bassa d’Europa”.