Non può assolutamente essere condivisa la scelta di bloccare l’indicizzazione Istat sulle pensioni, ossia di arrestare per altri tre anni l’aumento delle pensioni, secondo un parametro economico legato al costo della qualità della vita.

Il Governo in carica tradirebbe un impegno preso nella scorsa legislatura con milioni di pensionati, dirottando 2 miliardi e mezzo su ‘quota 100’ e reddito di cittadinanza, mentre di abolizione di Legge Fornero nemmeno l’ombra. Un controsenso politico e morale. Perché colpire una parte di comunità, socialmente debole come i pensionati?

E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta SPI CGIL, FNP CISL, UIL Pensionati di Reggio Calabria.

Il blocco dell’aumento delle pensioni è stato un grande sacrificio al quale il Governo Monti aveva chiamato la categoria pensionati anni fa, e proprio ora (1 Gennaio 2019) che sarebbe stato discusso lo standard del paniere economico dei pensionati per ricalcolare a rialzo le pensioni, con un colpo di spugna vengono cancellati anni di battaglie e contrattazioni con lo Stato centrale.

Oggi, così come in tutta Italia, le federazioni dei pensionati sono scese in piazza, per dare dimostrazione di unità e di legittimazione contro chi li vorrebbe rilegati in un angolo ad ingoiare bocconi amari.

Tutt’altro: sono motivati e arrabbiati. Stamane le federazioni dei pensionati – guidate dai segretari Marino Pasquale e Salvatore Lacopo (CGIL SPI), Pasquale Loiacono (CISL FNP) e dal commissario UIL Pensionati, Francesco De Biase – sono state ricevute in Prefettura, alla presenza di Gregorio Pititto (segretario provinciale CGIL) e Rosi Perrone (Segretario CISL Metropolitana).

Il documento presentato alla dirigente prefettizia per ‘trasferire’ formalmente a Roma la protesta, è solo il primo passo di un vigoroso percorso di disapprovazione nei confronti di una legge di bilancio miope ed inadeguata agli essenziali bisogni dei cittadini.