Grave spreco di capitale umano giovanile qualificato. Perdita di risorse economiche impiegate per la formazione dei giovani che poi emigrano lasciando la propria terra di origine.

Declino demografico e spopolamento dei territori. Perdita di competitività e trasferimento di forza lavoro a tutti vantaggio principalmente delle regioni del Nord.

Sono, questi, i principali costi sociali generati dai quei 4 mila laureati all’anno (Fonte DEMOSKOPIKA) che lasciano la Calabria in cerca di una gratificazione. Che però molto spesso non arriva presto o non arriva proprio e diventa una illusione permanente che di fatto nasconde un continuo e silenzioso trasferimento di risorse a fondo perduto dalla terra d’origine, da genitori e dai nonni a figli emigrati altrove: mantenuti in vita dalla stessa terra da cui sono scappati. Un paradosso ed un circolo vizioso che finalmente il ritorno alla terra ed all’entroterra di tanti giovani calabresi sta spezzando, dimostrando che non soltanto vale la pena ma che ha un senso, una direzione ed una ragione culturale ed economica ben precisa, ecosostenibile e circolare, investire energie, passione, risorse e creatività per innovare e crescere nella propria terra.

 

È con l’obiettivo di far emergere, raccontare e promuovere questa rivoluzione in corso in Calabria e nel Sud – dichiara il Fiduciario della Condotta POLLINO SIBARITIDE ARBERIA Lenin MONTESANTO – che come SLOW FOOD insieme alla locale Amministrazione Comunale ed a numerosi altri partner sociali ed istituzionali stiamo organizzando per DOMENICA 9 DICEMBRE (dalle Ore 16) ad ACRI, nel prestigioso Palazzo SANSEVERINO FALCONE, una grande manifestazione, la prima nel suo genere, destinata a dare un volto al piccolo esercito di giovani cervelli che invece di fuggire hanno deciso di restare in Calabria investendo tutto sulla loro terra. Siamo di fronte ad una tendenza importante e virtuosa – continua il Fiduciario – che in gran parte ruota e ruoterà sempre di più attorno al cibo buono pulito e giusto ed alla sovranità alimentare, temi ed ambizioni che il movimento internazionale di SLOW FOOD e TERRA MADRE condivide sui territori per rafforzare dal basso la consapevolezza ed il potere politico del consumatore, a tavola.

 

1° FORUM REGIONALE DEL RITORNO ALLA TERRA ED ALL’ENTROTERRA. – SLOW FOOD sta chiamando a raccolta per la prima volta insieme tutte le giovani esperienze che in tutte e cinque le provincie della regione stanno dimostrando con successo almeno due cose. Da una parte, che è possibile demitizzare l’epica dei cosiddetti cervelli in fuga, invertendo nei fatti, con orgoglio e col sorriso la continua emorragia negativa soprattutto di giovani (in particolare laureati) verso le regioni del Nord ed all’estero. – Dall’altra, che la Calabria, con la sua biodiversità e con il suo complessivo patrimonio identitario, ha più di altri regioni, italiane ed europee, le carte in regola per intercettare gli enormi flussi di turisti enogastronomici che dal mondo intero scelgono di venire in Italia e che soltanto nel 2017 hanno fatto segnare (Fonte ENIT), con 223 milioni di euro spesi, un incremento del 70% rispetto alla spesa del 2013 con un corrispondente incremento della spesa totale per vacanza nello stesso periodo del 18.4%.

Numeri, dati e tendenze – conclude MONTESANTO – che vanno letti e spiegati nelle scuole, nelle piazze ed in tutte le manifestazioni pubbliche perché non se ne può più del racconto autoreferenziale e monotematico (verissimo) della Calabria maglia nera per i giovani che non lavorano a 5 anni dalla laurea (38% di laureati magistrali nel 2011 secondo l’ISTAT). Ed è quello che tenteremo di fare non a caso ad ACRI, una delle più grandi realtà dell’entroterra calabrese.

Perché se c’è oggi un ritorno intelligente alla terra di giovani ristoratori e produttori è spiegato anche da un dato che ancora troppo spesso viene considerato tabù e non adeguatamente spiegato e metabolizzato nella penisola calabrese: e cioè che chi sbarca in Italia alla ricerca di una vacanza enogastronomica, alla ricerca di covi del gusto nei quali emozionarsi a tavola con esperienze autentiche, sempre più spesso nell’entroterra, spende in media 150 euro al giorno a fronte dei 90 euro spesi da chi sceglie una vacanza al mare!